Aggiornato per l'anno fiscale 2026

Inserisci i tuoi dati

Retribuzione annua lorda come dipendente

Ricavi annui come partita IVA (max 85.000 €)

Aliquota ordinaria 15%

Dipendente

Netto annuo

25.967,21 €

1997,48 €/mese × 13

RAL 35.000,00 €Tassazione eff. 25,81%

Partita IVA

Netto annuo

23.814,99 €

1984,58 €/mese × 12

Fatturato 35.000,00 €Tassazione eff. 31,96%

A parita' di importi (RAL 35.000,00 € vs Fatturato 35.000,00 €):

Il dipendente guadagna 2152,22 €/anno in piu' netti

Confronto dettagliato

VoceDipendenteP.IVA
Lordo / Fatturato35.000,00 €35.000,00 €
Contributi previdenziali- 3216,50 €- 7847,07 €
Imposte (IRPEF / Sostitutiva)- 5816,29 €- 3337,94 €
Netto annuo25.967,21 €23.814,99 €
Netto mensile1997,48 €1984,58 €
Tassazione effettiva25,81%31,96%
Costo azienda / cliente45.913,13 €35.000,00 €
Voci aggiuntive dipendente
TFR annuo accantonato+ 2579,63 €n/a
TredicesimaInclusa nella RALn/a
Ferie retribuite~26 gg/annon/a
Malattia retribuitaSi'No
Maternita' / Paternita'Si' (retribuita)Solo INPS gestione separata
Contributi datore INPS+ 8333,50 €n/a

Dipendente: composizione RAL

74.2%
9.2%
16.6%
Netto25.967,21 €
INPS3216,50 €
IRPEF + Add.5816,29 €

P.IVA: composizione fatturato

68.0%
22.4%
9.5%
Netto23.814,99 €
INPS7847,07 €
Imposta sost.3337,94 €

Attenzione: RAL e fatturato non sono la stessa cosa

Un dipendente con RAL 40.000 € e un freelancer con fatturato 40.000 € non sono equivalenti. Il dipendente riceve anche TFR, tredicesima, ferie pagate, malattia e contributi del datore. Per un confronto equo, il fatturato P.IVA dovrebbe essere almeno il 30–50% superiore alla RAL.

Quando conviene la Partita IVA e quando il lavoro dipendente

La scelta tra lavoro dipendente e partita IVA e' una delle decisioni finanziarie piu' importanti per un lavoratore italiano. Non esiste una risposta universale: la convenienza dipende dal livello di reddito, dal settore di attivita', dalla propensione al rischio e da fattori personali come la necessita' di stabilita' o il desiderio di flessibilita'. Questo calcolatore ti aiuta a confrontare i numeri reali, ma la decisione finale deve tenere conto anche di aspetti non monetari.

La partita IVA con regime forfettario tende ad essere piu' conveniente dal punto di vista puramente fiscale per fatturati medio–bassi (fino a 50.000–60.000 €), grazie all'imposta sostitutiva ridotta (5% per i primi 5 anni, 15% a regime) e all'assenza di IRPEF progressiva. Tuttavia, il dipendente beneficia di una serie di tutele e voci retributive aggiuntive che hanno un valore economico concreto e che vanno considerate nel confronto.

Le voci nascoste del lavoro dipendente

Quando si confronta il netto di un dipendente con quello di un libero professionista, e' un errore comune limitarsi a guardare solo lo stipendio netto mensile. Il pacchetto retributivo di un lavoratore dipendente include diverse voci aggiuntive che hanno un valore economico reale:

  • TFR (Trattamento di Fine Rapporto): pari a circa il 6,91% della RAL annua (RAL / 13,5), viene accantonato ogni anno e liquidato alla cessazione del rapporto. Per una RAL di 40.000 €, si tratta di circa 2.963 € all'anno. Il lavoratore autonomo non ha nulla di equivalente e deve provvedere autonomamente al proprio risparmio.
  • Tredicesima mensilita': e' gia' inclusa nella RAL, ma rappresenta una mensilita' aggiuntiva che il freelancer non riceve. La RAL di 40.000 € si distribuisce su 13 mensilita' (circa 3.077 € lordi ciascuna), non su 12.
  • Ferie retribuite: il dipendente ha diritto ad almeno 26 giorni lavorativi di ferie retribuite all'anno (4 settimane minime per legge + festivita' e permessi previsti dal CCNL). Questo equivale a circa il 10% del tempo lavorativo annuo pagato senza lavorare. Il freelancer che non lavora, non fattura.
  • Malattia retribuita: in caso di malattia, il dipendente continua a percepire lo stipendio (con le modalita' previste dal CCNL e dall'INPS). Il libero professionista in malattia semplicemente non guadagna. L'INPS gestione separata prevede un'indennita' di malattia, ma solo in caso di ricovero ospedaliero e con importi molto limitati.
  • Maternita' e paternita': la lavoratrice dipendente ha diritto a 5 mesi di congedo obbligatorio retribuito all'80% della retribuzione (con molti CCNL che integrano al 100%) e al congedo parentale facoltativo. Il padre dipendente ha diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio retribuito al 100%. Per i titolari di partita IVA in gestione separata INPS, l'indennita' di maternita' e' prevista ma calcolata su base convenzionale, risultando spesso inferiore a quella delle dipendenti.
  • INAIL e assicurazione infortuni: il datore di lavoro versa i contributi INAIL per la copertura degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Questo e' un costo interamente a carico dell'azienda che il lavoratore autonomo deve eventualmente coprire con polizze private.
  • Contributi previdenziali del datore: l'azienda versa circa il 23,81% della RAL in contributi INPS a proprio carico. Questi contributi si traducono in una pensione futura piu' alta per il dipendente. Il lavoratore autonomo in gestione separata versa il 26,07% del reddito imponibile, che e' gia' ridotto dal coefficiente di redditivita'.

Il regime forfettario: vantaggi e limiti

Il regime forfettario e' il regime fiscale agevolato per le partite IVA con ricavi fino a 85.000 € annui. I suoi principali vantaggi sono:

  • Imposta sostitutiva ridotta: 5% per i primi 5 anni di attivita' (se si rispettano determinati requisiti), 15% a regime. Sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.
  • Semplificazione contabile: nessun obbligo di fatturazione elettronica con IVA esposta (le fatture sono esenti IVA ai sensi dell'art. 1, comma 58, L. 190/2014), nessun obbligo di registri IVA, nessun invio delle liquidazioni periodiche IVA.
  • Nessuna ritenuta d'acconto applicata in fattura.

I limiti del regime forfettario sono altrettanto importanti:

  • Nessuna deduzione di spese effettive: le spese sono forfettizzate tramite il coefficiente di redditivita'. Se le spese reali sono superiori alla percentuale forfettaria, il regime risulta svantaggioso.
  • Tetto di fatturato a 85.000 €: superato questo limite si esce dal regime (dall'anno successivo, o immediatamente se si superano i 100.000 €).
  • INPS gestione separata al 26,07%: l'aliquota contributiva e' piuttosto elevata e si applica sul reddito imponibile (non sull'intero fatturato). Per chi e' iscritto a casse previdenziali di categoria (es. INARCASSA per ingegneri, Cassa Forense per avvocati), le aliquote possono essere diverse.
  • Nessuna detrazione IRPEF: nel forfettario non si possono portare in detrazione spese mediche, interessi del mutuo, ristrutturazioni, bonus edilizi, ecc. Questo puo' rappresentare uno svantaggio significativo per chi ha spese detraibili rilevanti.

La trappola del confronto: RAL 40.000 vs fatturato 40.000

Uno degli errori piu' comuni e' confrontare una RAL di 40.000 € con un fatturato di 40.000 € come se fossero equivalenti. Non lo sono. La RAL del dipendente include la tredicesima (e' distribuita su 13 mensilita') e a essa si aggiungono TFR, ferie pagate, malattia e contributi del datore di lavoro. Il costo aziendale per un dipendente con RAL 40.000 € e' di circa 52.000–54.000 € (RAL + contributi datore + TFR + INAIL).

Questo significa che per un confronto equo, un freelancer dovrebbe fatturare almeno 52.000–55.000 € per avere un pacchetto retributivo complessivo equivalente a quello di un dipendente con RAL 40.000 €. E anche cosi', il freelancer non avrebbe le tutele in caso di malattia, maternita' o licenziamento.

Tabella di confronto: RAL vs fatturato equivalente

RAL dipendente Netto dip. annuo Fatturato P.IVA equiv. Netto P.IVA annuo Nota
25.000 € ~20.500 € ~33.000 € ~24.600 € Coeff. 78%, aliquota 15%
30.000 € ~23.800 € ~40.000 € ~29.200 € Coeff. 78%, aliquota 15%
40.000 € ~30.200 € ~55.000 € ~39.400 € Coeff. 78%, aliquota 15%
50.000 € ~36.100 € ~68.000 € ~48.700 € Coeff. 78%, aliquota 15%
60.000 € ~41.500 € ~82.000 € ~58.700 € Coeff. 78%, aliquota 15%

La tabella mostra che per avere un netto annuo equivalente a quello di un dipendente, il freelancer deve fatturare significativamente di piu'. Ad esempio, per eguagliare un dipendente con RAL 40.000 €, un consulente IT in forfettario (coefficiente 78%) dovrebbe fatturare circa 55.000 €. E questo senza contare il valore delle tutele aggiuntive del dipendente (TFR, ferie, malattia, maternita').

Esempio pratico: RAL 40.000 € vs fatturato 55.000 €

Prendiamo un consulente IT che deve decidere tra un'offerta di lavoro dipendente a 40.000 € di RAL e continuare come freelancer fatturando 55.000 €.

Come dipendente (RAL 40.000 €):

  • Contributi INPS dipendente (9,19%): ~3.676 €
  • IRPEF netta (con detrazioni e cuneo fiscale): ~6.100 €
  • Addizionali regionali e comunali: ~600 €
  • Netto annuo: ~30.200 € (~2.323 €/mese su 13)
  • TFR accantonato: ~2.963 €/anno
  • Contributi datore INPS: ~9.524 €
  • Costo azienda totale: ~52.500 €

Come P.IVA forfettaria (fatturato 55.000 €, coeff. 78%):

  • Reddito imponibile (78%): 42.900 €
  • Contributi INPS gestione separata (26,07%): ~11.184 €
  • Base imponibile per imposta sostitutiva: 31.716 €
  • Imposta sostitutiva (15%): ~4.757 €
  • Netto annuo: ~39.059 € (~3.255 €/mese su 12)
  • TFR accantonato: 0 €
  • Ferie pagate: 0 giorni

A prima vista il freelancer guadagna di piu' (39.059 vs 30.200 €), ma se aggiungiamo al dipendente il TFR annuo (~2.963 €) e il valore economico di 26 giorni di ferie retribuite (~4.000 €), il gap si riduce notevolmente. Inoltre il freelancer deve coprire autonomamente le spese professionali (commercialista, software, coworking, assicurazioni) che nel forfettario non sono deducibili. Considerando tutti questi fattori, i due pacchetti diventano molto piu' simili di quanto il semplice confronto tra netti suggerirebbe.

Fattori non monetari da considerare

Oltre ai numeri, la scelta tra lavoro dipendente e partita IVA coinvolge fattori qualitativi importanti:

  • Flessibilita': il freelancer ha generalmente piu' controllo sul proprio orario e sulla scelta dei progetti. Puo' lavorare da remoto, scegliere i clienti e organizzare il tempo come preferisce. Il dipendente ha orari piu' rigidi ma anche una struttura che puo' essere rassicurante.
  • Sicurezza economica: il dipendente ha uno stipendio fisso garantito, tutele in caso di licenziamento (preavviso, NASpI), malattia pagata e contributi pensionistici certi. Il freelancer e' esposto al rischio di perdita di clienti, ritardi nei pagamenti e periodi senza commesse.
  • Crescita professionale: in azienda si puo' crescere internamente (promozioni, aumenti, formazione pagata). Come freelancer, la crescita dipende interamente dalla propria capacita' di acquisire nuovi clienti e competenze. D'altra parte, il freelancer puo' diversificare le esperienze lavorando con piu' realta' contemporaneamente.
  • Accesso al credito: ottenere un mutuo o un finanziamento e' generalmente piu' facile per un lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato. I titolari di partita IVA devono dimostrare almeno 2–3 anni di fatturato stabile e le condizioni offerte dalle banche sono spesso meno favorevoli.
  • Gestione amministrativa: il freelancer deve gestire fatturazione, contabilita', dichiarazioni fiscali e rapporti con l'INPS. Anche in regime forfettario (che semplifica molto), il costo del commercialista si aggira intorno ai 600–1.500 € annui.

Parametri fiscali 2026 per il confronto

Il confronto tra lavoro dipendente e partita IVA forfettaria si basa sui seguenti parametri fiscali e contributivi vigenti per l'anno 2026:

Lavoro dipendente

  • Contributi INPS dipendente: 9,19% della RAL
  • Scaglioni IRPEF: 23% fino a 28.000 €, 35% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €
  • Detrazioni lavoro dipendente: fino a 1.955 € annui
  • Cuneo fiscale: riduzione contributiva/detrazione per redditi fino a 40.000 €
  • TFR: circa 6,91% della RAL (RAL / 13,5)
  • Contributi datore INPS: circa 23,81% della RAL

Partita IVA forfettaria

  • Limite fatturato: 85.000 € annui
  • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni, 15% a regime
  • Contributi INPS gestione separata: 26,07% del reddito imponibile
  • Reddito imponibile: fatturato × coefficiente di redditivita' (varia per settore ATECO)
  • Base imponibile per imposta: reddito imponibile − contributi INPS
  • Nessuna detrazione IRPEF, nessuna addizionale regionale/comunale

I coefficienti di redditivita' piu' comuni per i lavoratori del settore servizi e IT sono: 86% per informatica e consulenza tecnica, 78% per le professioni intellettuali, 67% per le attivita' di servizi generici. Per il commercio e la ristorazione i coefficienti scendono al 40%, riflettendo costi operativi piu' elevati.

Domande frequenti sul confronto dipendente vs P.IVA

Conviene di piu' la partita IVA o il lavoro dipendente?

Non esiste una risposta universale. Dal punto di vista puramente fiscale, la partita IVA forfettaria puo' essere piu' conveniente per fatturati medio–bassi grazie all'imposta sostitutiva ridotta. Tuttavia, il dipendente beneficia di TFR, tredicesima, ferie pagate, malattia, maternita' e contributi del datore di lavoro. Per un confronto equo, il fatturato P.IVA dovrebbe essere almeno il 30–50% superiore alla RAL. La scelta dipende anche da fattori non monetari come la flessibilita', la sicurezza economica e la propensione al rischio.

Quanto devo fatturare in P.IVA per guadagnare come un dipendente?

Come regola generale, per ottenere un netto equivalente a quello di un dipendente (includendo TFR e valore delle tutele), il fatturato P.IVA dovrebbe essere circa il 30–50% superiore alla RAL. Ad esempio, per eguagliare una RAL di 40.000 € dovresti fatturare circa 55.000–60.000 € come consulente in regime forfettario. Usa il calcolatore qui sopra per una stima precisa basata sul tuo coefficiente di redditivita'.

Cosa succede se supero gli 85.000 € di fatturato?

Se i ricavi superano 85.000 € ma restano sotto i 100.000 €, si esce dal regime forfettario a partire dall'anno successivo e si passa al regime ordinario con IRPEF progressiva, IVA e contabilita' ordinaria. Se invece si superano i 100.000 €, l'uscita e' immediata gia' nell'anno in corso. Nel regime ordinario la tassazione e' significativamente piu' alta: IRPEF progressiva (fino al 43%), addizionali regionali e comunali, e IVA da versare.

Il freelancer in forfettario paga meno tasse del dipendente?

In termini di aliquota marginale, si': l'imposta sostitutiva al 5–15% e' molto piu' bassa dell'IRPEF progressiva che arriva al 43%. Tuttavia il confronto non e' cosi' semplice. Il forfettario paga il 26,07% di INPS sul reddito imponibile (vs 9,19% del dipendente, con il datore che paga un ulteriore 23,81%). Inoltre il forfettario non puo' detrarre spese mediche, mutuo, ristrutturazioni e altri oneri. Quando si considerano tutti i fattori (tasse, contributi, detrazioni perse, assenza di tutele), la differenza reale e' molto piu' contenuta.

Posso essere dipendente e avere anche la partita IVA?

Si', e' possibile essere dipendente e avere contemporaneamente una partita IVA, purche' non ci siano clausole di esclusiva nel contratto di lavoro e non ci sia un conflitto di interessi con il datore di lavoro. Dal punto di vista fiscale, si puo' accedere al regime forfettario anche come dipendente, a condizione che il reddito da lavoro dipendente non superi i 30.000 € annui lordi (questo e' un requisito aggiuntivo per chi ha anche un rapporto di lavoro dipendente). Se il reddito dipendente supera questa soglia, il regime forfettario non e' accessibile e la partita IVA sara' in regime ordinario.

Come funziona la pensione per il freelancer in gestione separata?

I titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata INPS versano il 26,07% del reddito imponibile in contributi previdenziali. Questi contributi si accumulano nel montante contributivo e determinano l'importo della pensione futura, calcolata con il sistema contributivo. Poiche' il reddito imponibile del forfettario e' ridotto dal coefficiente di redditivita', i contributi effettivamente versati (e quindi la pensione futura) saranno generalmente inferiori a quelli di un dipendente con RAL equivalente, dove il datore di lavoro versa un ulteriore 23,81% di contributi. Per questo motivo, molti freelancer scelgono di integrare la pensione pubblica con forme di previdenza complementare (fondi pensione aperti).

Il forfettario deve applicare l'IVA in fattura?

No, chi aderisce al regime forfettario emette fatture senza IVA, ai sensi dell'art. 1, comma 58, della Legge 190/2014. In fattura deve essere indicata la dicitura di esenzione. Questo semplifica notevolmente la gestione contabile ma ha un rovescio della medaglia: il forfettario non puo' detrarre l'IVA sugli acquisti. Per i clienti privati (B2C) questo e' un vantaggio perche' il prezzo e' piu' competitivo; per i clienti aziendali (B2B) e' neutro perche' questi non possono scaricare l'IVA sulle fatture ricevute dal forfettario.

Calcolatori correlati