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Il tuo stipendio lordo annuale

Numero di anni lavorati

%

Default: 1,5% + 75% inflazione ISTAT

TFR annuo maturato

2211,11 €

184,26 €/mese

TFR accumulato dopo 5 anni

11.739,08 €

di cui rivalutazione: 683,53 €

Tassazione del TFR (tassazione separata)

TFR lordo accumulato11.739,08 €
Aliquota media (tassazione separata)23,07%
Imposta sul TFR- 2708,68 €
TFR netto9030,40 €

Confronto: TFR in azienda vs fondo pensione

Stima con rendimento fondo pensione al 4% annuo (media storica bilanciato)

TFR in azienda
Lordo accumulato11.739,08 €
Rivalutazione (3,0%/anno)+683,53 €
Imposta (23,07%)-2708,68 €
Netto9030,40 €
TFR nel fondo pensione
Lordo accumulato11.976,08 €
Rendimento (4%/anno stima)+920,53 €
Imposta (15,00%)-1796,41 €
Netto10.179,67 €

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Composizione del TFR in azienda

76.9%
23.1%
TFR netto9030,40 €
Imposta2708,68 €

Come si calcola il TFR

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e' una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno a favore del dipendente e che viene corrisposta al termine del rapporto di lavoro. La formula di calcolo e' definita dall'articolo 2120 del Codice Civile: ogni anno si accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5 (circa il 6,91% della RAL).

La rivalutazione annua

Il TFR accantonato in azienda viene rivalutato ogni anno con un tasso composto da una quota fissa dell'1,5% piu' il 75% dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. Questa rivalutazione protegge parzialmente il TFR dall'inflazione, anche se nei periodi di alta inflazione la rivalutazione potrebbe non coprire interamente la perdita di potere d'acquisto.

Tassazione del TFR

Il TFR non viene tassato con le normali aliquote IRPEF ma con la cosiddetta "tassazione separata". L'aliquota applicata e' quella media IRPEF calcolata sui redditi degli ultimi cinque anni. Questo meccanismo e' generalmente favorevole al lavoratore, perche' l'aliquota media e' inferiore a quella marginale. Sulla rivalutazione annua si applica invece un'imposta sostitutiva del 17%.

La formula dell'articolo 2120 del Codice Civile

L'articolo 2120 del Codice Civile disciplina in modo preciso il calcolo del Trattamento di Fine Rapporto. La norma stabilisce che, per ciascun anno di servizio, il datore di lavoro deve accantonare una quota pari alla retribuzione annua complessiva divisa per il coefficiente fisso 13,5. La retribuzione considerata ai fini del TFR comprende tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, inclusi i compensi in natura, le mensilita' aggiuntive (tredicesima e quattordicesima), i premi di produzione ricorrenti e le indennita' fisse mensili. Sono invece esclusi i rimborsi spese, le erogazioni una tantum e le somme occasionali.

In termini pratici, la formula si articola cosi': si prende la retribuzione annua lorda e la si divide per 13,5, ottenendo la quota annua lorda. Da questa si sottrae il contributo dello 0,50% della retribuzione destinato al fondo adeguamento pensioni gestito dall'INPS. Il risultato e' la quota netta di TFR effettivamente accantonata per quell'anno di servizio. Ad esempio, con una retribuzione annua di 30.000 euro, la quota lorda e' pari a 2.222,22 euro (30.000 / 13,5), da cui si sottrae il contributo di 150 euro (30.000 x 0,50%), per un accantonamento effettivo di circa 2.072,22 euro. Per le frazioni di anno, il calcolo viene riproporzionato: le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni vengono computate come mese intero, mentre quelle inferiori vengono trascurate.

TFR in azienda vs fondo pensione: confronto dettagliato

La scelta tra lasciare il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione complementare rappresenta una delle decisioni finanziarie piu' importanti per ogni lavoratore dipendente. Entrambe le opzioni presentano vantaggi e svantaggi significativi che vanno valutati attentamente in base alla propria situazione personale, all'eta' anagrafica e agli obiettivi di lungo termine.

Tassazione. Il TFR lasciato in azienda viene tassato con la tassazione separata al momento della liquidazione. L'aliquota effettiva dipende dal reddito di riferimento e puo' variare dal 23% al 43%, con un'aliquota media che per la maggior parte dei lavoratori si colloca tra il 23% e il 27%. Il TFR destinato a un fondo pensione, invece, gode di un regime fiscale decisamente piu' favorevole: la tassazione sulle prestazioni e' con un'aliquota sostitutiva che parte dal 15% e si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione al fondo oltre il quindicesimo, fino a raggiungere un minimo del 9% dopo 35 anni di adesione. Questo differenziale fiscale, su orizzonti temporali lunghi, puo' tradursi in un risparmio di diverse migliaia di euro.

Rendimento. Il TFR in azienda si rivaluta annualmente secondo la formula legale: 1,5% fisso piu' il 75% dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI). Storicamente, questo tasso di rivalutazione si e' aggirato tra il 2% e il 4% annuo, a seconda dell'andamento dell'inflazione. Il TFR conferito a un fondo pensione, invece, viene investito nei mercati finanziari e il rendimento dipende dalla linea di investimento scelta (garantita, obbligazionaria, bilanciata o azionaria). Le linee azionarie hanno storicamente offerto rendimenti superiori alla rivalutazione legale del TFR, soprattutto su orizzonti di 15-20 anni e oltre, ma con una maggiore volatilita' nel breve periodo.

Liquidita' e accesso ai fondi. Il TFR in azienda puo' essere anticipato nella misura massima del 70% dopo 8 anni di servizio, per motivi specifici previsti dalla legge (acquisto prima casa, spese sanitarie, congedo parentale). Il fondo pensione prevede regole differenti: e' possibile richiedere anticipazioni per spese sanitarie (fino al 75%, in qualsiasi momento), per acquisto o ristrutturazione prima casa (fino al 75%, dopo 8 anni di iscrizione) e per altre esigenze (fino al 30%, dopo 8 anni di iscrizione). Va tenuto presente che il capitale nel fondo pensione e' tendenzialmente vincolato fino al pensionamento.

Contributo datoriale aggiuntivo. Un vantaggio spesso sottovalutato del fondo pensione e' il contributo aggiuntivo del datore di lavoro. La maggior parte dei contratti collettivi nazionali (CCNL) prevede che, se il lavoratore destina il TFR a un fondo pensione negoziale e versa un contributo minimo a proprio carico (generalmente l'1% o il 2% della retribuzione), il datore di lavoro e' tenuto a versare un ulteriore contributo, che tipicamente varia dall'1% al 2% della retribuzione. Questo contributo datoriale rappresenta di fatto una retribuzione aggiuntiva che si perde se si sceglie di lasciare il TFR in azienda.

La scelta del fondo pensione

La decisione sulla destinazione del TFR deve essere presa entro sei mesi dall'assunzione. Durante questo periodo, il lavoratore puo' scegliere esplicitamente di conferire il TFR a un fondo pensione (negoziale, aperto o PIP - Piano Individuale Pensionistico) oppure di mantenerlo in azienda. Se il lavoratore non esprime alcuna preferenza entro il termine di sei mesi, scatta il meccanismo del silenzio-assenso: il TFR viene automaticamente conferito al fondo pensione negoziale previsto dal CCNL di riferimento o, in mancanza, al fondo residuale INPS (FondInps). E' importante sottolineare che la scelta di destinare il TFR al fondo pensione e' irrevocabile: una volta conferito, non e' possibile tornare indietro e riportare il TFR in azienda. Al contrario, chi inizialmente sceglie di mantenere il TFR in azienda puo' successivamente decidere di destinarlo a un fondo pensione in qualsiasi momento.

Esistono diverse tipologie di fondi pensione tra cui scegliere. I fondi negoziali (o chiusi) sono istituiti sulla base di accordi collettivi e sono riservati a specifiche categorie di lavoratori (ad esempio Cometa per i metalmeccanici, Fonchim per i chimici, Fonte per i commercianti). Offrono generalmente costi di gestione piu' bassi e la possibilita' di ottenere il contributo datoriale aggiuntivo. I fondi aperti sono invece istituiti da banche, assicurazioni e SGR, e sono accessibili a tutti i lavoratori indipendentemente dalla categoria. Offrono maggiore liberta' nella scelta delle linee di investimento ma tendono ad avere costi di gestione leggermente superiori. Infine, i PIP (Piani Individuali Pensionistici) sono contratti assicurativi individuali che garantiscono flessibilita' massima ma presentano solitamente i costi piu' elevati.

TFR maturato per livello di RAL: tabella di riferimento

La tabella seguente mostra il TFR lordo maturato in base alla Retribuzione Annua Lorda (RAL) per diversi orizzonti temporali. I valori sono calcolati applicando la formula base (RAL / 13,5) senza considerare la rivalutazione annua, che aggiungerebbe un rendimento pari all'1,5% fisso piu' il 75% dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo. I valori reali saranno quindi superiori a quelli indicati, soprattutto per periodi di servizio piu' lunghi.

RAL TFR annuo lordo TFR 5 anni TFR 10 anni TFR 20 anni
20.000 € 1.481 € 7.407 € 14.815 € 29.630 €
25.000 € 1.852 € 9.259 € 18.519 € 37.037 €
30.000 € 2.222 € 11.111 € 22.222 € 44.444 €
40.000 € 2.963 € 14.815 € 29.630 € 59.259 €
50.000 € 3.704 € 18.519 € 37.037 € 74.074 €

Nota importante: i valori in tabella sono al lordo e non includono la rivalutazione annua del TFR (1,5% fisso + 75% dell'indice ISTAT), che incrementa progressivamente il montante accantonato. Ad esempio, con un'inflazione media del 2%, il tasso di rivalutazione annuo sarebbe circa il 3% (1,5% + 75% di 2%), il che su 20 anni potrebbe aumentare il TFR maturato di oltre il 30% rispetto ai valori della tabella. Utilizzando il nostro calcolatore sopra puoi ottenere una stima piu' precisa che tiene conto della rivalutazione.

Implicazioni fiscali. Al momento della liquidazione, il TFR lordo viene sottoposto a tassazione separata. Per un lavoratore con RAL di 30.000 euro e 20 anni di servizio, il TFR lordo senza rivalutazione sarebbe di circa 44.444 euro. Applicando un'aliquota media indicativa del 23%, la tassazione ammonterebbe a circa 10.222 euro, lasciando un netto di circa 34.222 euro. Se lo stesso TFR fosse stato destinato a un fondo pensione con aliquota al 9% (dopo 35 anni di adesione), la tassazione si ridurrebbe a circa 4.000 euro, con un risparmio fiscale di oltre 6.000 euro. Anche con un'adesione di soli 20 anni (aliquota al 13,5%), il risparmio fiscale sarebbe comunque significativo, nell'ordine di circa 4.200 euro.

Domande frequenti

Quanto TFR maturo ogni anno?
Ogni anno maturi circa il 6,91% della tua retribuzione annua lorda (RAL diviso 13,5). Con una RAL di 30.000 euro, ad esempio, il TFR annuo e' circa 2.222 euro lordi. A questo va sottratto il contributo dello 0,50% della retribuzione destinato al fondo adeguamento pensioni, quindi il netto accantonato e' leggermente inferiore.
Meglio lasciare il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione?
Dipende da diversi fattori. Il fondo pensione offre generalmente un vantaggio fiscale superiore: la tassazione finale e' con aliquota dal 15% al 9% (invece della tassazione separata), e i contributi versati sono deducibili fino a 5.164,57 euro annui. In compenso, il TFR in azienda e' piu' liquido in caso di necessita' (puoi richiedere anticipazioni dopo 8 anni). Valuta con attenzione in base alla tua situazione personale.
Posso chiedere un anticipo del TFR?
Si', dopo almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro puoi richiedere un anticipo fino al 70% del TFR maturato. Le motivazioni previste dalla legge sono: acquisto della prima casa per se' o per i figli, spese sanitarie straordinarie, o congedo parentale. Alcuni CCNL prevedono la possibilita' di anticipo anche per altri motivi. L'anticipo puo' essere richiesto una sola volta durante il rapporto di lavoro.
Come viene tassato il TFR alla liquidazione?
Il TFR e' soggetto a tassazione separata. Si calcola il "reddito di riferimento" dividendo il TFR maturato per gli anni di servizio e moltiplicando per 12. Su questo reddito si applica l'IRPEF per ottenere l'aliquota media, che viene poi applicata all'intero TFR. Questo meccanismo e' generalmente piu' vantaggioso rispetto alla tassazione ordinaria, soprattutto per rapporti di lavoro di lunga durata.
Il TFR e' compreso nella RAL?
No, il TFR non e' incluso nella RAL (Retribuzione Annua Lorda). La RAL comprende lo stipendio base piu' le mensilita' aggiuntive (tredicesima e eventuale quattordicesima). Il TFR e' un costo aggiuntivo a carico del datore di lavoro, pari a circa il 6,91% della RAL, che si somma al costo azienda complessivo insieme ai contributi INPS a carico dell'azienda.
Come funziona la rivalutazione del TFR in dettaglio?
La rivalutazione del TFR lasciato in azienda e' composta da due elementi: una quota fissa dell'1,5% annuo e una quota variabile pari al 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (indice FOI). Ad esempio, se l'inflazione annua e' del 2%, la rivalutazione totale sara' pari al 3% (1,5% + 75% di 2%). Sulla rivalutazione maturata ogni anno il datore di lavoro trattiene un'imposta sostitutiva del 17%, che viene versata direttamente all'Erario. Questo significa che la rivalutazione netta effettiva e' inferiore a quella lorda. Nei periodi di deflazione (indice ISTAT negativo), la componente variabile puo' diventare negativa, ma la rivalutazione complessiva non puo' mai scendere sotto l'1,5% annuo.
Cosa succede al TFR se l'azienda fallisce?
In caso di fallimento o insolvenza del datore di lavoro, il TFR dei dipendenti e' tutelato dal Fondo di Garanzia gestito dall'INPS, istituito dalla legge n. 297/1982. Il lavoratore deve prima insinuarsi nel passivo fallimentare e ottenere l'ammissione del credito per TFR. Una volta accertata l'insolvenza del datore di lavoro, il lavoratore puo' presentare domanda all'INPS che provvede al pagamento del TFR maturato e non corrisposto, comprensivo della rivalutazione. Il Fondo di Garanzia copre l'intero importo del TFR dovuto, senza limiti di importo. Se il TFR era stato destinato a un fondo pensione, il problema non si pone: le somme gia' versate al fondo sono di proprieta' del lavoratore e restano al sicuro nel patrimonio separato del fondo, indipendentemente dalle sorti dell'azienda.
Conviene chiedere l'anticipo del TFR o un prestito?
La scelta tra anticipo del TFR e prestito personale dipende da diversi fattori. L'anticipo del TFR ha il vantaggio di non comportare il pagamento di interessi, ma presenta alcuni svantaggi: riduce il montante finale che riceverai alla cessazione del rapporto di lavoro, puo' essere richiesto una sola volta, e la tassazione sull'anticipo e' a tassazione separata (con aliquota minima del 23%). Un prestito personale, d'altra parte, comporta il pagamento di interessi ma non intacca il TFR che continua a rivalutarsi in azienda. In generale, se il tasso del prestito e' contenuto e il rapporto di lavoro proseguira' per molti anni, potrebbe essere piu' conveniente mantenere il TFR intatto e accendere un prestito. Viceversa, se il tasso del prestito e' elevato o si prevede di cambiare lavoro a breve, l'anticipo del TFR potrebbe risultare la scelta migliore.

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