Di Mottalib Radif · MBA INSEAD, Appassionato di finanza personale e fiscalità · Verificato per il 2026
Calcolatore Regime Forfettario
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Limite massimo: 85.000 € per il regime forfettario
Aliquota ordinaria 15%
Codici ATECO: 62, 63, 69, 70, 71, 73, 74
Netto annuo stimato
27.217,13 €
2268,09 €/mese|Tassazione effettiva: 31,96%
Dettaglio calcolo
Composizione del fatturato
Il netto indicato non include le spese deducibili
Nel regime forfettario non puoi dedurre le spese effettive (affitto, attrezzature, ecc.), perche la deduzione è gia forfettizzata nel coefficiente di redditivita. Il netto reale dipendera dalle tue spese vive non deducibili.
Come si calcolano le tasse nel regime forfettario
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato dedicato a professionisti e ditte individuali con ricavi annui entro 85.000 euro. Il reddito imponibile non viene calcolato analiticamente (costi reali meno ricavi), ma applicando un coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO dell'attività svolta. Sul reddito così determinato si applica un'imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.
Imposta sostitutiva: 5% o 15%
L'aliquota ordinaria è del 15%, ma per i primi cinque anni di attività (le cosiddette "startup") si applica l'aliquota ridotta del 5%, a condizione che nei tre anni precedenti non si sia svolta la stessa attività in forma autonoma. Dopo il quinquennio, l'aliquota passa automaticamente al 15%.
Contributi previdenziali
I contributi INPS dipendono dalla gestione previdenziale di appartenenza. Chi è iscritto alla Gestione Separata INPS versa il 26,07% del reddito imponibile (aliquota 2026 per i non iscritti ad altre forme pensionistiche). Per artigiani e commercianti si applicano le aliquote delle rispettive gestioni, con un minimale contributivo annuo obbligatorio. I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile dell'anno successivo.
Tabella dei coefficienti di redditività per codice ATECO
Il coefficiente di redditività è il cuore del regime forfettario: determina quale percentuale del fatturato viene considerata reddito imponibile. La parte restante (100% meno il coefficiente) rappresenta i costi forfettariamente riconosciuti. Il legislatore ha stabilito coefficienti differenziati per settore economico, basandosi su analisi statistiche dei costi medi per ciascuna categoria. Ecco i principali coefficienti raggruppati per macrocategoria di attività:
- Intermediari del commercio: 86%. La percentuale più alta, perché l'attività di intermediazione comporta costi operativi molto bassi (niente magazzino, niente merci). Solo il 14% del fatturato viene riconosciuto come costo forfettario.
- Professionisti (avvocati, consulenti, IT, ingegneri): 78%. Il coefficiente tipico per chi lavora nel settore dei servizi professionali e intellettuali. Include sviluppatori software, consulenti aziendali, commercialisti e tutte le professioni codificate sotto i gruppi ATECO 69-74.
- Servizi alla persona (parrucchieri, estetisti): 67%. Un coefficiente intermedio che riconosce costi più elevati rispetto ai professionisti, legati a prodotti, attrezzature e affitto del locale.
- Commercio all'ingrosso e al dettaglio: 40%. Il coefficiente più basso, che riflette l'alta incidenza del costo delle merci vendute. Per il commercio all'ingrosso di prodotti non alimentari il coefficiente sale al 62%.
- Costruzioni e attività immobiliari: 62%. Un valore che tiene conto dei costi di materiali, subappalti e attrezzature tipici del settore edile e delle attività di gestione immobiliare.
- Alloggio e ristorazione: 40%. Il coefficiente basso riconosce i costi significativi legati a materie prime alimentari, affitto locali, utenze e personale.
È fondamentale scegliere il codice ATECO corretto al momento dell'apertura della partita IVA, perché il coefficiente influisce direttamente sul carico fiscale. Un errore nella classificazione può portare a pagare più tasse del dovuto o, peggio, a contestazioni da parte dell'Agenzia delle Entrate. Se la tua attività ricade in più codici ATECO, il coefficiente applicato è quello relativo all'attività prevalente per fatturato.
Confronto regime forfettario vs ordinario
La scelta tra regime forfettario e regime ordinario è una delle decisioni fiscali più importanti per chi ha una partita IVA. Non esiste una risposta universale: la convenienza dipende dalla struttura dei costi reali della tua attività e dalla tua situazione personale. Vediamo i principali scenari.
Quando il forfettario conviene di più: il regime forfettario risulta vantaggioso quando i tuoi costi reali sono inferiori alla quota forfettaria riconosciuta. Ad esempio, se sei un professionista IT con coefficiente 78%, il fisco ti riconosce il 22% di costi forfettari. Se i tuoi costi effettivi (software, hardware, formazione, coworking) sono inferiori al 22% del fatturato, il forfettario è la scelta migliore. Inoltre, l'aliquota sostitutiva del 15% (o 5% per le startup) è generalmente molto più bassa dell'aliquota marginale IRPEF, che può raggiungere il 43% per redditi superiori a 50.000 euro. Per un freelance con pochi costi e un fatturato medio, il risparmio annuo può superare i 5.000-10.000 euro rispetto all'ordinario.
Quando l'ordinario conviene di più: il regime ordinario diventa preferibile quando hai costi reali significativi che superano la quota forfettaria. Se gestisci un'attività con dipendenti, affitto un ufficio costoso, acquisti merci o macchinari, la deduzione analitica dei costi reali può abbattere la base imponibile molto più di quanto faccia il coefficiente forfettario. Inoltre, nel regime ordinario puoi beneficiare di tutte le detrazioni personali (spese mediche, interessi del mutuo, spese per figli a carico, ristrutturazioni edilizie), che nel forfettario non sono applicabili. Questo aspetto è spesso sottovalutato ma può fare una differenza di migliaia di euro, specialmente per chi ha un mutuo sulla prima casa o figli a carico.
L'analisi di break-even: il punto di pareggio si calcola confrontando il carico fiscale totale nei due regimi. Prendi il tuo fatturato, calcola il reddito imponibile forfettario (fatturato per coefficiente) e il reddito imponibile ordinario (fatturato meno costi reali meno deduzioni). Poi applica le rispettive imposte: aliquota sostitutiva per il forfettario, scaglioni IRPEF più addizionali per l'ordinario. Il punto di break-even per un professionista con coefficiente 78% si colloca generalmente quando i costi reali superano il 35-40% del fatturato, ma questo valore varia in base al livello di reddito e alle detrazioni personali spettanti.
Obbligo di fatturazione elettronica
A partire dal 1 gennaio 2024, l'obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso a tutti i contribuenti in regime forfettario, senza più alcuna soglia di esenzione. In precedenza, i forfettari con ricavi inferiori a 25.000 euro erano esonerati, ma questa deroga è stata definitivamente eliminata.
La fatturazione elettronica avviene tramite il Sistema di Interscambio (SDI), la piattaforma gestita dall'Agenzia delle Entrate che riceve, valida e inoltra le fatture in formato XML al destinatario. Per emettere fatture elettroniche è necessario utilizzare un software di fatturazione compatibile: esistono soluzioni gratuite (come il portale "Fatture e Corrispettivi" dell'Agenzia delle Entrate) e soluzioni commerciali a pagamento che offrono funzionalità aggiuntive come la gestione automatica della numerazione, l'archiviazione sostitutiva e l'integrazione con la contabilità.
Il formato della fattura elettronica è il FatturaPA (estensione .xml), conforme alle specifiche tecniche definite dall'Agenzia delle Entrate. Ogni fattura deve contenere il codice destinatario SDI del cliente (o la PEC), i dati fiscali del mittente e del destinatario, la natura dell'operazione (N2.2 per le operazioni in regime forfettario, in quanto esenti IVA), l'importo e la descrizione del servizio o bene. Per i forfettari, la fattura deve riportare la dicitura prevista dall'art. 1 comma 63 della Legge 190/2014, che indica l'assenza di addebito IVA e di ritenuta d'acconto.
Le sanzioni per chi non emette fattura elettronica o la emette in ritardo vanno dal 5% al 10% dei corrispettivi non documentati, con un minimo di 500 euro per ciascuna violazione. In caso di emissione tardiva (oltre 12 giorni dalla data di effettuazione dell'operazione), la sanzione è ridotta se il contribuente regolarizza spontaneamente entro i termini previsti dal ravvedimento operoso. È quindi fondamentale dotarsi di un sistema di fatturazione affidabile e rispettare le scadenze di emissione.
Tasse nel regime forfettario: esempi pratici per attività
Di seguito una tabella riepilogativa che mostra il calcolo delle tasse per un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS (coefficiente di redditività 78%, aliquota contributiva 26,07%) con imposta sostitutiva al 15%. I valori dei contributi INPS sono calcolati sul reddito imponibile forfettario e non tengono conto della deduzione dei contributi dell'anno precedente, per semplicità di esposizione.
| Fatturato annuo | Imponibile (78%) | Imposta 15% | Imposta 5% (startup) | INPS (26,07%) |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 23.400 € | 3.510 € | 1.170 € | ~6.100 € |
| 50.000 € | 39.000 € | 5.850 € | 1.950 € | ~10.168 € |
| 85.000 € | 66.300 € | 9.945 € | 3.315 € | ~17.284 € |
Confronto aliquota 15% vs 5% (startup): la differenza tra le due aliquote diventa sempre più rilevante al crescere del fatturato. Con un fatturato di 30.000 euro, la differenza è di 2.340 euro all'anno (3.510 meno 1.170). Con un fatturato di 85.000 euro, il risparmio della startup arriva a 6.630 euro all'anno. Nei cinque anni di applicazione dell'aliquota ridotta, un professionista con fatturato medio di 50.000 euro può risparmiare complessivamente circa 19.500 euro rispetto all'aliquota ordinaria.
Analisi del tax rate effettivo: il carico fiscale complessivo (imposta sostitutiva più INPS) incide in misura significativa sul fatturato. Con un fatturato di 50.000 euro e aliquota al 15%, il totale tra imposta (5.850 euro) e contributi INPS (~10.168 euro) ammonta a circa 16.018 euro, pari al 32% del fatturato lordo. Con l'aliquota startup al 5%, il totale scende a circa 12.118 euro, pari al 24,2% del fatturato. A questi importi va aggiunto il costo della cassa previdenziale obbligatoria per le professioni regolamentate (avvocati, ingegneri, architetti), che sostituisce la Gestione Separata con aliquote e regole proprie. Per un professionista non regolamentato con fatturato di 85.000 euro, il netto disponibile dopo tasse e contributi si aggira intorno ai 57.771 euro con aliquota al 15% e intorno ai 64.401 euro con aliquota al 5%.